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Vox   

VOX AC30CC2

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AMPLIFICATORE COMBO VALVOLARE 30W CLASS A

Gli amplificatori VOX della serie Custom offrono due canali: Normale e Top-Boost. Ogni canale è dotato di un proprio controllo del volume, e il canale Top Boost offre controlli di bassi ed acuti altamente interattivi. Questa potente associazione offre una grande varietà di tonalità, che ti permette creare un suono che è tutto tuo.

Specifiche tecniche

  • Dimensioni: 702x265xH556mm - 27.64 x 10.43 x 21.89 inches
  • Peso: 32.2 kg / 70.99 lbs.
  • Potenza: 30 Watts RMS a 16 Ohms
  • 3 x 12AX7 valvole preamplificatrici e 4 x EL84 valfole finali
  • Speaker: 2 x 12" 8 Ohm Greenback Custom designed GSH12-30
  • Ingressi: Normal input jack (high and low), Top Boost input jack (high and low), FX RETURN jack, Footswitch jack
  • Uscite: External loudspeaker jack, Extension loudspeaker jack, FX SEND jack
  • Opzioni: VFS2A Footswitch (venduto separatamente)

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Recensioni clienti su VOX AC30CC2
Sull’onda dei già numerosi articoli relativi a questo leggendario amplificatore inglese ho deciso di recensirlo, dato che non troppe settimane fa ne sono entrato in possesso ed ovviamente, soddisfatto dell’acquisto, voglio dare il mio contributo, seppur minimo, a chi accarezza l’idea di avere un prodotto marchiato Vox. Come si sa il famoso Ac30 è un amplificatore che affonda le radici nella notte dei tempi, quando tale signor Jennings sviluppa proprio questo oggetto che negli anni a venire verrà adottato da molti musicisti in tutto il mondo ed ovviamente, col passare degli anni, sono state apportate modifiche che sono state studiate, per così dire, al fine di rendere maggiormente versatile questo amplificatore che con i suoi “soli” trenta watt è riuscito ad entrare nella leggenda. Ricordo che molti anni or sono l’Ac30 ricomparve come per magia sul mercato ed io, che del Vox avevo solo sentito parlare, ho cominciato a farmi un’idea di cosa fosse questo “lord” inglese e ricordo molto bene che il prezzo,c’erano ancora le lire ovviamente, si aggirava intorno al milione e mezzo, una cifra all’epoca abbastanza consistente ma comunque “avvicinabile”.Passano gli anni e di punto in bianco mi ritrovo a dover scegliere un amplificatore per chitarra, che a dire il vero avevo già idealmente scelto, dato che ero un innamorato della Fender, ma al seguito di delusioni abbastanza forti legate a questo celeberrimo Marchio ho deciso per principio di lasciare da parte definitivamente le creazioni di “papà Leo” e di orientarmi su altri Nomi, dato che non esiste solo ed esclusivamente Fender. Ho sempre preferito amplificatori americani, o meglio, il suono americano ma dopo aver parlato dell’Ac30 del tutto casualmente con il titolare del negozio di dischi dove abitualmente faccio il pieno e, memore dell’entusiasmo che costui metteva nel descrivere il piacere che ha avuto nel suonare quello di un suo amico che l’aveva appena comprato, ho voluto per sfizio provarlo. Insomma, una volta arrivato al negozio mi sono ritrovato essenzialmente a testare tre combo: un Fender Bassman Ltd (“Ltd” non sta per “Limited”,come inizialmente credevo, bensì per “Lacquered Tweed”), un Orange Rockerverb 30 ed ovviamente l’Ac30. Nonostante la presenza di uno “scomodo” Fender, ho liberato totalmente la mia testa da pregiudizi vari e proprio per primo ho collegato una Telecaster Antigua al Bassman che stranamente mi è per niente piaciuto, pertanto sono passato all’Orange che non mi ha entusiasmato particolarmente e che mi ha fatto innamorare del suo crunch; ed infine è toccato al Vox, che da subito mi ha conquistato per la sua “amichevolezza” e per il suo suono delicato che mi ha accarezzato le orecchie, sebbene lo stessi provando con alcune persone lì vicino che mi stavano “smarronando” con un Fender Super Sonic a volume piuttosto altino sul canale distorto (un bel distorto,però)…..va beh. Dopo alcuni cicli “Fender/Orange/Vox” decido senza indugi per il Vox, che per settecentonovanta euro mi porto via. Premetto una cosa, e cioè che quando ho chiesto di provarlo, l’Ac30, il titolare del negozio mi ha subito fatto presente che si tratta di un “made in China” e che mi ha lasciato inizialmente perplesso per il fatto che fosse stato costruito a casa di Mao Tse Tung ma che dall’altra mi ha reso felice nel constatare che il prezzo fosse decisamente inferiore a quanto pensavo venisse a costare; ma la Nazione in cui un prodotto viene realizzato, si sa, è ininfluente sulla qualità generale, anche perché la Vox, in questo caso, è stata assorbita dalla Korg che mi sembra applichi il criterio anch’esso “giapponese” di qualità, difatti l’amplificatore è veramente ben assemblato ma soprattutto…….suona bene. Si tratta sì, come ho detto in precedenza, di un Ac30 ma della versione Cc2 (il modello è l’ Ac30cc2) e l’acronimo sta per “Custom Classic” con l’aggiunta del numero “2” in quanto è dotato di due altoparlanti Wharfedale, conosciuti soprattutto nel campo dell’alta fedeltà. La serie Custom Classic è in definitiva la serie di amplificatori Vox che sono più fedeli al concetto primitivo del progetto Ac30 ma alla quale sono state apportate alcune modifiche/aggiunte a scopo di “modernizzazione” del prodotto stesso alcune delle quali, sinceramente, ne farei a meno. Si sa,l’Ac30 è a valvole ed i tubi utilizzati nelle nuove produzioni Vox sono cinesi (è probabile che si tratti delle Tung-Sol, ma non sono sicuro). L’estetica è inutile descriverla, è la classica nonché tradizionalista Vox, dotata del suo pannello controlli che ha mantenuto il suo bel colore violetto decisamente seducente nel suo piccolo e, proprio parallelamente ai potenziometri, compaiono le onnipresenti tre griglie di aerazione indispensabili per far respirare le valvole e non solo del combo, dunque per non incendiare letteralmente l’amplificatore che sarebbe davvero un peccato vedere in fiamme.Gli ingressi sono due: il classico “normal” ed il “top Boost” che si differenziano perché il primo canale non dispone di equalizzazione bensì dei controlli “volume” che corrisponde di fatto al gain nonché al master, attivo anche per il Top Boost naturalmente. Il secondo canale, invece, oltre ad essere dotato di gain indipendente (“volume”,sull’ampli), dispone di controlli di tono, un “bass” ed un “treble” e d’un selettore a due posizioni denominato “Eq” e che consente di passare dalla modalità “normal”, cioè da un Ac30 “moderno” alla “vintage” che è come si avesse, a detta della Vox”, un ampli d’annata. Questa opzione è solo disponibile per il canale Top Boost. Bisogna però dire che i due canali sono “linkabili”, vale a dire che si possono sfruttare contemporaneamente agendo su un selettore posto in prossimità dei due ingressi jack e che permettono di ottenere sonorità interessanti. Andando avanti si trovano i due controlli del riverbero valvolare a molla (il cosiddetto “tube driven spring reverb”) e che corrispondono a “mix” e “tone”, rispettivamente il “dosatore” dell’effetto ed il controllo di tono che permette di rendere più o meno aperto il riverbero stesso; ma non è tutto perché un altro selettore compare nuovamente, ovviamente dedicato all’effetto e cioè quello che viene chiamato “swell”, che in questo caso viene consigliato di attivare in modalità “high drive” nel caso si suoni a basso volume oppure, in caso contrario, nella modalità “low drive”. In ogni caso si tratta di un buon riverbero senza particolari differenze, che sa essere un validissimo complemento al suono senza impastarlo. Il cammino procede e ci si imbatte in un altro effetto che è il tremolo, controllabile tramite due potenziometri denominati “speed” e “depth”, ossia la velocità dell’effetto (speed) e la profondità (depth) del tremolo; e poi compare il master generale, che non ha bisogno di presentazioni, accompagnato da un controllo di tono generale che compare sotto le spoglie di “cut” e che funziona, è proprio il caso di dirlo, ”all’inglese” e cioè se si ruota in senso orario il suono tende a chiudersi mentre assume brillantezza man mano che la regolazione avviene in senso antiorario.Alla fine, indispensabili direi, l’interruttore di accensione e quello di standby, entrambi con una lampada spia indipendente: rossa quella relativa all’on/off e verde quella dello standby, che si illumina quando viene disinserito. Una particolarità consiste nel fatto che se si disinserisce lo standby prima che le valvole abbiano raggiunto la temperatura giusta il relativo led non si accende; ammetto che inizialmente, in negozio durante la prova, pensavo fosse un difetto. Ed ora, sior e siore, passiamo ai fatti descrivendo il suono di questo Vox dai coni Wharfedale. Iniziando dal canale “normal” si percepisce una trasparenza timbrica senza vetrosità spurie ma con un corpo, peraltro mai eccessivo e fuori luogo, tipica degli amplificatori britannici che permette di godere appieno del suono puro dello strumento che si sta suonando, anche se si può intervenire, solo su questo canale, con il commutatore “brilliance”,che corrisponde a pieno titolo al controllo “bright” di molti altri amplificatori che permette, se attivato, di avere un suono più brillante. E' evidente che si raggiunge la saturazione agendo principalmente sul guadagno (“volume”,come riportato sul pannello) ed anche sul master finale. Il canale Top Boost invece, essendo dotato di una semplice ma efficace equalizzazione, permette qualche “svisata” sonica in più anche se i controlli di tono sono educati e delicati nel loro intervento e la selezione tra “standard” e “custom” tramite l’apposito commutatore è percettibile ma non troppo evidente. Questo canale arriva ad offrire sonorità da tendenzialmente morbide, chiuse e jazzose spostandosi a quelle prettamente funkeggianti che con un pizzico di quel bell’overdrive (parlare di saturazione sarebbe meglio) che di natura questo Vox possiede arriva a dare quel tocco di dolce e fine “aggressività” che in certi generi non guasta mai. Se si miscelano i due canali il timbro assume una consistenza del tutto particolare che varia naturalmente in base al loro dosaggio e che rende l’idea di come un ampli “beatlesiano” sia così versatile. Tra l’altro questo combo scalda parecchio. Non dimentico che tra le varie cose la “Vox Amplification Ltd.” ha implementato il loop effetti, disinseribile tramite uno switch, nonché la possibilità di commutare la potenza da 33 watt a 20/22, probabilmente pensato per l’utilizzo in casa od in studio; idem per il selettore “smoothness” che, nelle due posizioni “modern” e “vintage”, varia il bias delle valvole che di fatto influiscono sul suono globale. Oltre alla vaschetta Iec per il cordone d’alimentazione è presente, me lo stavo già scordando, l’ingresso per il pedale a due pulsanti (il “footswitch”) relativo all’attivazione remota di tremolo e riverbero: naturalmente è possibile aggiungere un cabinet supplementare oppure, tramite la presa “extension cabinet”, una estensione dei due coni già presente nell’ampli, il tutto accompagnato dal selettore dell’impedenza, fondamentale. Infine il peso, che è di 32 chilogrammi circa, ma che con le tradizionali tre maniglie, poste sul pannello superiore dell’ampli, si riesce a sopportare sebbene siano sintetiche (avrei preferito la pelle). L’unica pecca è che non è di serie la copertura antipolvere originale Vox, credo graditissima a molti musicisti, ma che è disponibile separatamente purtroppo,però non in Italia, per il momento. Dunque sono giunto alle conclusioni dicendo semplicemente che chi cerca un ampli versatile ad un prezzo equo, totalmente valvolare ed in Classe A (dicono che lo sia), tranquillamente a proprio agio in vari generi musicali tranne quelli più estremi come l’hard rock e compagnia bella, allora dovrebbe provare uno di questi “milord”, amplificatori seducenti dalla nobile origine e che, se si vuole, giocano anche un po’ sull’effetto nostalgia. Davide A. da Palermo
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